Può darsi che io sia nata nell’epoca sbagliata.

Sin da piccola rimanevo incollata alla TV (in bianco e nero) a guardare quei meravigliosi film anni’50 dove le donne indossavano sempre la gonna e i guanti e gli uomini il cappello e l’impermeabile. C’era sempre quello di Natale, peraltro.

Fred Astaire volteggiava con Ginger Rogers, Lauren Bacall viveva con Humprey Bogart una delle storie d’amore più belle della storia del cinema (nonostante i 25 anni di differenza d’età), Rita Hayworth faceva girare la testa al mondo intero. Mi sembravano, mi sembrano tuttora, uomini e donne veri e soprattutto bellissimi aldilà delle caratteristiche fisiche, e da grande avrei voluto essere anche io così. Erano bellissimi anche in jeans, anche in costume da bagno, persino in accappatoio. Erano belli sempre, punto.

Certo, mi si potrebbe obiettare che i tempi sono cambiati e che oggi è più semplice andare a fare la spesa con le scarpe da ginnastica ed i jeans al posto dei tacchi e le calze (rigorosamente di seta) tenute su da quell’aggeggio infernale che si chiama reggicalze. Mi si potrebbe dire che sotto quel “perbenismo” si celavano le stesse debolezze che contraddistinguono anche oggi il genere umano (Il mondo è alcune tenere imprecisioni, diceva Jorge Louis Borges), e che anzi era peggio, perché si viveva sotto una “facciata”. Le conquiste delle femministe, la parità (diciamo parità) dei sessi, il ruolo della donna, l’emancipazione, eccetera. Tutto vero, tutto sacrosanto. Oggi per fortuna le donne sempre più sfuggono dalla stereotipo di mamma-moglie-casalinga perfetta e impeccabile, pure mentre cucina il pollo. Si dà meno importanza alla forma, ma purtroppo non vedo in giro molti contenuti…

Mi sembra che qualcosa sia andato storto. Vedo il dilagare della volgarità, non solo al supermercato alle sette di sera ciabatta e canotta (soprattutto qui, che siamo vicini al mare), ma anche in tivù, sulle riviste, persino nelle sfilate di moda. Anzi, la volgarità ce la vendono come stile di vita, come l’unica normalità possibile, come regola. Il tutto logo, l’ostentazione, l’apparire, come se il nostro valore dipendesse da quella fibbia enorme sulla borsa.  A parte qualche fortunata eccezione.

L’eleganza è diventata voler stupire a tutti i costi, a volte rendendosi quasi ridicoli, un’esagerazione spesso vuota e priva di senso. Non vedo stile, non vedo classe, non vedo più le persone che entrano in una stanza e fanno girare tutti solo per il modo in cui camminano. Dov’è finito il carisma?  Mi sembra che una volta ci si facesse notare per come si era, non per ciò che si indossava.  E non è questione di budget o di potersi permettere vestiti, borse e scarpe firmate. Perché puoi essere elegante anche con una maglietta comprata al mercato e i jeans di Terranova. Non lo diceva forse anche Giorgio Armani?

Non so se la decadenza dello stile abbia a che fare con la decadenza dei valori eccetera (sospetto di sì), qui bisognerebbe interpellare un filosofo o un sociologo. Anzi, se ce n’è uno in sala si faccia avanti.

Sarò all’antica, ma se i modelli di oggi sono Kim Kardashian o Jennifer Lopez continuo e continuerò sempre a preferire Grace Kelly e Cary Grant.

CONSIGLI PER LA VISIONE:

Il film “Far from Heaven”, peraltro bellissimo, profondo e intensamente drammatico, con una strepitosa Julianne Moore, è da guardare anche solo per i meravigliosi vestiti ad opera della costumista Sandy Powell.

Altro capolavoro, ad opera di Tom Ford al suo esordio come regista, “A single man”, tratto da una storia vera, con un impeccabile Colin Firth e di nuovo Julianne Moore.

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