Certo, leggendo i “Doveri delle spose” pubblicati da Famiglia Cristiana negli anni ’60, a noi laicissimi, a noi emancipati, a noi liberi moderni pensatori e padroni delle nostre vite alla pari rispetto all’altro sesso, viene proprio da ridere. O da indignarci. O da pensare a quanto eravamo retrogradi e che per fortuna questo Medioevo non esiste più.

Eppure leggendo qua e là, soprattutto su qualche gruppo Facebook, o girovagando per alcune zone dell’Italia, e non parlo necessariamente del Sud, basta qualsiasi piccolo paese di provincia dove la mentalità è meno aperta rispetto alle grandi città, sono sicura che le cose non siano poi cambiate molto. Forse solo il punto 10 – “Schivare la famigliarità con altri uomini” – , offre invece ai tempi dell’amore virtuale e delle chat e di Tinder e di Gleeden eccetera, un brivido nuovo, una via di fuga da una gabbia più o meno dorata, più o meno consapevole. Una favola moderna.

Perché è inutile indignarsi o prendere in giro: se tu sei nato in una certa cultura, hai avuto determinati esempi, ed il tuo imprinting è quello, è molto difficile che tu lo riesca a considerare anomalo, a meno che tu non ti sottragga al tuo gruppo di appartenenza, o riesca ad aprire la tua mente al nuovo e all’ignoto. E l’ignoto fa paura a tutti, e i più preferiscono non lasciare la vecchia via.

Ci sono donne che ancora nel 2017 non lavorano (o magari avrebbero voluto farlo ma non hanno trovato nulla) e dipendono economicamente dal marito ma sono felicissime di farlo, di badare a lui, alla casa e agli eventuali figli. Finché sta loro bene, va bene. Molte ne sono addirittura orgogliose, e quasi non posso fare a meno di invidiare tanta serenità e quella sensazione di “sentirsi al proprio posto nel mondo” che io non conosco affatto. Poi penso che io inizierei a sentirmi stretta dopo poco in una tale situazione, ma qui ritorno al discorso dell’imprinting e di come sono cresciuta io e degli esempi che ho avuto. Fossi nata in un altro contesto, chissà.

E però vorrei spezzare una lancia a favore degli uomini, e qui siete autorizzate ad odiarmi, e anche moltissimo.

Dunque, facciamo un passo indietro.

  • E’ vero che ci sono uomini che hanno una mentalità molto maschilista per cui la donna è delegata per sua natura a pulire-cucinare-accudire eccetera
  • E’ altrettanto vero che molte donne accettano di buon grado questo ruolo, perché l’hanno imparato da piccole, o perché lo sentono proprio
  • Altre magari lo sopportano perché sono dipendenti economicamente, o non vogliono separarsi, o mille altri motivi
  • Magari si consolano “familiarizzando” con altri uomini (vedi punto10 del decalogo cristiano)
  • E vissero tutti cornut…ops…felici e contenti (mica tutti eh… cornut.. intendo)

Ciò detto, nella mia breve vita mi è capitato più e più volte di incontrare situazioni quasi opposte.

Uomini anche di elevata posizione sociale (oddio che termine orrendo ho usato, ma non me ne vengono altri), sicuri di sé, brillanti, intelligenti, acuti, ironici, e perdutamente schiavi.

Schiavi delle loro compagne. Anch’esse, ovviamente, donne in brillante carriera, sicure di sé, intelligenti, con un reddito annuale pari ai mariti se non addirittura superiore, eccetera.

Ho visto cose che pur nella mia visione laica e paritaria della coppia mi hanno fatto quasi rimpiangere i doveri delle spose.

Uomini che vanno a fare la spesa tutti i giorni, TUTTI I GIORNI. Uomini che cucinano tutti i giorni, TUTTI I GIORNI (questo potrebbe essere un hobby alla masterchef, ma la spesa?). Uomini che sono padri fantastici e che accudiscono i figli, li portano a calcio, dal pediatra, dal dentista, alle feste, in piscina, li aspettano, li riprendono… Uomini che sanno meglio di me che ho tre figli cosa sia una ecografia o o come curare un’otite. Insomma, degli eroi. O degli schiavi. Perché scusatemi, forse non ho capito io bene, ma le mogli in tutto questo cosa fanno?

Allora io vorrei che una di queste signore mi spiegasse che cosa sta succedendo. Perché magari la mia è una visione filtrata dai racconti di una sola parte. Oppure la situazione si ribalta, per cui:

  • E’ vero che ci sono donne che riescono ad ottenere (ottenere??? ma che cazz… mica siamo al mercato)  che i mariti facciano la gran parte del lavoro domestico
  • E’ altrettanto vero che molti uomini accettano di buon grado la situazione, per quieto vivere, o forse perché felici di farlo, chissà
  • Altri magari lo sopportano perché sono dipendenti economicamente, o non vogliono separarsi, o mille altri motivi
  • Magari si consolano “familiarizzando” con altre donne
  • E vissero tutti cornut…ops…felici e contenti (mica tutti eh… cornut…intendo)
Vorrei che non ci fossero uomini che, usciti dall’ufficio alle 8, si dovessero scapicollare al supermercato per la cena. Vorrei che non ci fossero donne che si sentono schiacciate da mille incombenze domestiche, se non se la sentono. Vorrei che i rapporti umani non si riducessero ad una lotta di poteri e di supremazia sull’altro. Vorrei che in una coppia le cose fluissero armoniosamente e che ciascuno partecipasse al bene comune per ciò che può.

Io non so montare una mensola, per favore mettila su tu.
Io sono più brava a stirare, ok lo faccio io.

Ma io che ne so, che nemmeno sono in coppia.
Ditemi la verità, vi prego, sull’amore. (Bellissima poesia di W.H.AUDEN)

Ditemi la vostra, vi prego.

Georgia

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