E invece sono solo Peter Pan.

Esattamente tre mesi fa, e questo è uno dei motivi del mio silenzio, ero ricoverata in ospedale in terapia intensiva a causa di una polmonite degenerata in shock settico. Quella che una volta si sarebbe chiamata setticemia, e che tu pensi possa esistere solo in un romanzo dell’800 dove le donne morivano consumate dalla tisi o dall’amore in mezzo alle camelie.
Invece esiste, fa paura ed esiste.

Due settimane di ospedale, il dubbio che ci fosse anche altro di ben più brutto nel mio polmone affumicato,  altri 45 giorni di convalescenza a casa, e ad oggi non sono ancora tornata in forma al 100%. Ci vorrà altro tempo.

Dunque pare che lo shock settico si manifesti soprattutto in persone debilitate, anziani o bambini piccoli, con una risposta immunitaria minore.

Come ha potuto attaccare me, che mi sono sempre sentita Superman?

Sentirti invincibile è una cosa che ti viene quasi spontanea quando fai tutto da sola, e non è  affatto immodestia o vanto: è semplicemente considerare in modo oggettivo la tua vita, ciò che fanno gli altri, e realizzare quello che fai tu. Perché sono ormai anni che, nonostante tutte le difficoltà, i problemi, gli imprevisti e le giornate no, io “ce la faccio”. Ce la faccio sempre. Ce la faccio non significa solo mandare avanti da sola una famiglia con tre figli, un lavoro in proprio, una casa da gestire. Farcela vuol dire anche e soprattutto,  se per fortuna non saprei, riuscire a continuare a coltivare le tue passioni, aprire un blog, continuare a cercare delle risposte, avere una vita più o meno sociale, non abbrutirti nella routine e nell’autocommiserazione, mettersi uno smalto o i tacchi, sentirti ancora viva. Anche quando la tentazione di non alzarti nemmeno dal letto è forte, anche quando sei oltremodo stanca e schiacciata da tutto, e il tuo carattere non ti aiuta. Non ce la fai ma alla fine ce la fai. Lo sa benissimo chi vive la mia stessa situazione, conosco molte altre e altri Superman che gestiscono situazioni anche più complesse della mia con una fiducia e un ottimismo che purtroppo non fanno parte di me.

E poi aggiungici le sigarette, le serate in cui (nonostante l’età) vai a dormire tardi e bevi anche qualche bicchiere di troppo e ti dimentichi di mangiare. Ma la mattina riesci comunque ad alzarti e a lavorare, ad accompagnare i figli, a fare la spesa e a cucinare. A rimanere nei binari. A sentirti Mick Jagger.

E invece il mio corpo è deragliato e non ce l’ha fatta.
Mi ha mandato un segnale? Molti mi dicono di sì, io sto ancora cercando di capire esattamente cosa sia successo.

Perché è un attimo – scampato il “pericolo” – dimenticare tutti i buoni propositi sulla vita futura che ti eri fatta quando avevi l’ossigeno al naso. E’ terribilmente semplice ricadere nelle vecchie abitudini nonostante tu ti sia riproposta di avere più cura di te stessa.

Perché a volte è proprio l’inganno di quelle brutte abitudini che ti permette di sentirti invincibile. Una sorta di stupidissima fuga da ciò che devi fare. Una scorciatoia. Un mettersi alla prova, una sfida incosciente non si sa bene a chi o a che cosa. Un “comunque ce la faccio a fare tutto”.

E poi la vita ti dice che no, non ce la fai affatto.

Lo so, potrei essere più grata e considerare questa esperienza una sorta di anno zero dal quale ripartire. Potrei mostrarmi brillante e positiva come dettano le regole dei social. Potrei evitare di confessare la mie debolezze. Potrei credere in Dio. Potrei preoccuparmi di più per chi si è preoccupato – e tanto – per me. Potrei vincere le mie paure. Potrei essere meno pigra, potrei impormi delle cose, potrei vincere. Potrei potrei potrei potrei.

Io non sono affatto Superman. Sarò golden, ma anche l’oro oltre i 1000 gradi si fonde.

 

 

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